Che ne è stato della coscienza, dello sguardo, del sapere ecclesiali sul canto gregoriano? Quanti sono disposti a considerarlo ancora oggi il canto proprio della Chiesa? La messa in discussione seria ed esplicita di una situazione per certi versi ambigua e di tutti i suoi luoghi comuni è solitamente classificata in modo sbrigativo come sospetta nostalgia verso concezioni liturgiche e visioni di Chiesa risalenti ai tempi preconciliari. Questo libro, nato dalla volontà di dar credito schietto alle dichiarazioni che la Chiesa, nostra madre e maestra, ci ha con serena fermezza consegnato nell’ultimo Concilio, vuole contribuire, senza alcuna vena polemica né antagonistica, a riscoprire la forza e il fascino di un canto che ha preso forma sulla Parola. Una forma che si fa ritratto sonoro della Rivelazione che la Chiesa è da sempre chiamata a custodire, pensare, trasmettere; e nella propria coscienza profonda la Chiesa da secoli e senza incertezze ‘sa’ che con il canto gregoriano tutto ciò si è realizzato in pienezza. Proprio per questo motivo la riflessione sulla natura del canto gregoriano non deve sembrare uno svicolare dotto dal realismo dell’odierno problema pastorale rappresentato dal canto liturgico. Tutta la recente storia ecclesiale di riscoperta delle fonti dice il contrario: esse parlano con fecondità all’oggi quando le si conoscono. Viene qui proposto un itinerario che non ha voluto ricalcare una trattazione manualistica di taglio specialistico, ma un dialogo tra credenti, curiosi su questo tema e incuriositi dalla sua emarginazione. Un itinerario di scoperta e di conoscenza che non si propone certo di riportare a tutti i costi il gregoriano nella nostra liturgia, ma che intende sollecitare un cambiamento di sguardo verso di esso. L’obiettivo vero è semplicemente quello di capire se vale la pena, oggi, tornare ad amarlo in casa sua, se vale la pena che rinasca, rimanga e sia finalmente percepibile il desiderio della comunità ecclesiale di ‘riservargli il posto principale’.